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Salamanca

22/08/16 Fotopost , Spagna # , , , , , ,

11 (great) pictures of Salamanca

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Fotopost Salamanca

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08/11/14 Spagna # , ,

Il Giardino di Calisto e Melibea

Il Giardino di Calisto e Melibea

Divagazioni su Salamanca: immagini di un ritorno

Dolci alberi ombrosi
voi che siete onorati
da quegli occhi graziosi
del tanto desiderato
La Celestina
Fernando de Rojas

Prenditi il tuo tempo, viandante. Salamanca è gioventù in festa e botellones furtivi, ma non mancano di certo giardini ombrosi e freschi angoli di pace. Sotto il sole inclemente del mezzogiorno, così come alla luce dei lampioni che iniziano a colorare la città di quel magico giallo, bisogna frenare il passo e godersi il silenzio del vento o le note di un’armonica.

Servi, mettete la scala e tacete; mi pare che la mia signora stia parlando da dentro. Salirò sul muro e starò adascoltarla pervedere se ma’arriva qualche segno del suo amore in mia assenza.

Uno di questi luoghi di riposo salmantini è il Giardino di Calisto e Melibea. Situato nel centro storico della città, a pochi passi dall’entrata della vecchia cattedrale, questo antico verziere sembra volersi mantenere in disparte, lontano dal rumore del centro. L’orto fu inaugurato nel 1981 ed è conosciuto per essere un luogo centrale in uno dei romanzi simbolo della letteratura spagnola, La Celestina, scritta nel 1499 da Francisco de Roja. Da un punto concreto, il giardino è fiori rosa e bianchi, foglie verdi e frutti gialli, spuntoni gotici e una cupola che ruba l’azzuro al cielo…

Rinfrescano i loro colori
il giaggiolo e il giglio bianco,
esalano nuovi odori
appena gli torni il fianco

Appeso all’antico pozzo manca l’unico lucchetto che dovrebbe esserci, me lo immagino: “C+M (1499)”. Di tanto in tanto il Municipio li fa togliere, ma la moda e gli ormoni hanno sempre la meglio. Perché sì, l’orto che un tempo fu di Fernando de Rojas oggi è un po’ anche di Federico Moccia. Le parole della Celestina che da un angolo del giardino danno il benvenuto al viandante, al curioso e all’innamorato: “sono una vecchia qual m’ha fatta Dio, non peggiore delle altre. Se faccio bene o male, Dio lo vede nel mio cuore.” condividono l’ombra degli alberi con dediche d’amore moderne e in puro stile sms…

Entrato Calisto in un verziere, all’inseguimento d’un suo falcone, vide Melibea, e preso d’amore per lei, le cominciò a parlare.

Calisto si innamora con un colpo di fulmine di Melibea, che però lo rifiuta. Questi, deciso a conquistarla, chiede aiuto alla Celestina, vecchia prostituta che grazie alla sua retorica riesce a far cadere Melibea nelle grinfie di Cupido. Questo amore tragico, alla maniera di Romeo e Giulietta, causerà morte e sofferenza. Il tragico finale porterà alla morte dei due innamorati, prima Calisto scivola saltando da una finestra, poi Melibea cederà al dolore suicidandosi.

¡Oh Calisto e Melibea, causa di tante morti! Brutta fine abbiano i vostri amori, in amarezza si convertano i vostri dolci piaceri! Diventi dolore la vostra gioia, pena il vostro riposo! Siano serpi le erbe delicate sulle quali godete i vostri sollazzi rubati, i canti divengano gemiti, gli alberi ombrosi dell’orto si dissecchino ai vostri occhi, i fiori odorosi si vestano di nero colore.

Verso sud, il giardino si appoggia sulle antiche mura di Salamanca; all’orizzonte, la “città nuova”; oltre, la meseta castigliana. Ma bisogna concentrarsi in quello che c’è dentro, riempire le pupille dei colori dei fiori e godere al massimo della calma che questo luogo trasuda. Bisogna rallentare, far riposare l’anima.

Allegro è il fonte chiaro
a chi assetato lo beva;
ma più dolci il viso appare
di Calisto e Melibea.

Qualche anno fa, in un universo molto più personale, il Giardino fu salotto di pasti in compagnia, di tupper e panini di Caballerizas. Fu un anno e basta. Ma poco importa, finché resista nella memoria di quelli che c’erano. Noi avevamo letto La Celestina; e non lasciammo nessuna dedica sms e non mettemmo nessun lucchetto.

Tutto questo verziere si rallegra del uo arrivo. Guarda la luna, come si mostra chiara, guarda le nobi come fuggono. Ascolta l’acqua di questa fonte come corre, che soave mormorio suscita il suo rivo fra le erbe fresche.

Per strada non c’è anima viva, è il momento sacro della siesta. Condivido il giardino con un paio di coppie mentre l’armonica di un musicista di strada accompagna il mio girovagare e i miei ricordi come il sogno di una colonna sonora personale, una musica anacronica.

Oh me infelice! Sono costretto, signora, a seprarmi da te! Non certo il timore della morte mi spinge, ma quello del tuo onore. Poiché così dev’essere, gli angeli ti rimangano accanto. Io verrò, come hai ordinato, pel verziere…
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30/03/14 Senza categoria # , , , , ,

V di “Veni, (no) vidi, ma vissi”

V di “Veni, (no) vidi, ma vissi”

Perché sarà che le città in cui vivo sono quelle che faccio più fatica a descrivere? E non è solo questo, a volte sono quelle che peggio visito. La prima volta che mi sono accorto di questa cosa è stato a San Diego. Dopo tre mesi avevo imparato l’inglese, è vero, ma della città non conoscevo praticamente nulla. A Natale ci sono tornato e dopo meno di una settimana sentivo di conoscerla un po’ finalmente. Ma non sempre possiamo ritornare. Non sempre abbiamo la fortuna di ripercorrere di nuovo gli stessi cammini. La stessa cosa mi è successa a Losanna durante l’università e una volta ancora l’anno scorso a Managua. L’unica eccezione, finora, è stata Salamanca. Adesso, qui a Eger, mi sembra che la storia si stia ripetendo. Sono qui da tre mesi e solo ieri sono entrato per la prima volta nell’ernome Basilica.

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Non so perché ho questa sensazione addosso quando lascio un posto in cui ho vissuto, ma so precisamente perché non l’ho visitato come avrei dovuto: pigrizia. Pigrizia e un altro concetto profondamente radicato nella cultura ispana alla quale sono legato piû di quello che credo: il domani. Perché fare oggi quello che posso fare domani? Così, dopo un giorno a scuola me ne resto a casa a vedere un film, o, al massimo, vado in palestra o a bere qualcosa. Lo stupendo parco? Il faro che domina l’Oceano? Non c’è fretta, non si spostano da lì, ci andrò domani. Il problema è che il parco e il faro non si muoveranno da lì, ma io sì. Alla fine arriva inesorabile il giorno in cui il mio “domani” non sarà più qui, ma in un altro altrove.

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Pensandolo bene forse non è così vero che me ne vado da questi posti senza conoscerli per niente. Il ritmo dei mesi, o anni, dei miei soggiorni non è mai marcato dal mero turismo: studiare una lingua, andare all’università, insegnare sono le mie priorità, in teoria. Tutto questo mi porta a conoscere tratti del luogo molto particolari, mai turistici. Al posto di conoscere un insieme della città scopro tonalità della realtà locale meno appariscenti: la rutine di una via del mercato che devo attraversare tutti i giorni, i rumori di un incrocio, un autobus che mi permette di famigliarizzarmi con i visi della gente, le grida imcomprensibili dei vicini, un bar. Così, la piazza che mi ricorda Managua è quella accanto al mio posto di lavoro e non la più grande, bella e famosa. Il quartiere di Eger nel quale mi muovo più a mio agio non è quello del centro storico, ma quello dove vivo, periferico, anonimo. In fin dei conti, a volte sono un po’ duro con me stesso e, pensandoci bene, quando dico addio a un luogo lo conosco meglio di quello che penso. Forse solo in modo diverso da quello che mi avrei immaginato all’inizio. E anche se è vero che dovrei imparare ad anticipare le ore dei miei quasi sempre ipotetici domani a oggi, so che… vine, forseo non lo vidi, ma lo vissi.

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03/03/14 Riflessioni , Spagna # ,

Salamanca. Penna in una mano, cuore nell’altra

Salamanca. Penna in una mano, cuore nell’altra

A Salamanca, chiaro;
e a tutti gli attori che salirono sul palco salmantino tra il 3 di gennaio del 2009 e il 24 di dicembre del 2012.
Grazie

Ho nostalgia di Salamanca. Non c’è niente da fare, a volte, quando sconnetto da tutto quello che mi circonda ci ritorno con la mente. Non c’è nulla di preciso che mi ricordi la mia città d’ocra. O, per meglio dire, ogni volta mi lascio trasportare da un ricordo diverso, un momento, una persona, un soffio di vento che inumidisce gli occhi e contrae il cuore. Salamanca mi si presenta come una visione. E sono felice. Continua a leggere

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07/08/13 Spagna # ,

Erasmus: droga, sesso e rock ‘n’ roll (e molto di più)

Erasmus: droga, sesso e rock ‘n’ roll (e molto di più)

La leggenda narra che lo studente Erasmus passa un anno di pazzie, esagerazioni, flirt a manetta e in più passa gli esami senza studiare. Quest’idea preconfezionata porta alcuni a viverlo effettivamente così. Nel mio caso, e credo anche in quello della gente che girava con me, l’anno Erasmus fu molto di più: vivemmo quest’esperienza straordinaria oltra la distruzione della festa e l’assenteismo cronico. Conobbi a fondo la città e la gente con la quale ho vissuto quest’esperienza. Ebbi la fortuna di passare dieci mesi con gente speciale, persone che in poco tempo – essere Erasmus è un’esperienza breve ma intensa – divennero amici intimi con i quali sono ancora in contatto, nonostante la distanza fisica.

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07/08/13 Riflessioni , Spagna #

“Amico: la fine è scritta!”

“Amico: la fine è scritta!”

Con queste parole annunciavo a un amico in Skype che avevo deciso, una volta per tutte, quando me ne sarei andato da Salamanca. Quando, alle 09.00 del 24 dicembre, il bus si lascerà alle spalle l’avenida Filiberto Villalobos diretto all’aeroporto di Madrid sarà la fine di un’era. So che può sembrare esagerato e drammatico, ma non lo è, e quelli che hanno condiviso con me qualcuna delle avventure salmantine in questi ultimi quattro anni lo possono confermare.

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