Share with your friends










Inviare
  • es
  • it

cultura

02/09/16 Iran # , ,

L’Iran e l’arte del tarof

L’Iran e l’arte del tarof

Premessa: avete presente quell’ansia che vi prende quando dovete spiegare qualcosa che nemmeno voi avete capito del tutto a qualcuno che non ne sa niente? Io vivevo in quello stato mentale tutte le volte che mi toccava fare qualche presentazione a scuola. Ecco, oggi parliamo del tarof (o t’aarof), un soggetto piuttosto complicato che spero di riuscire a spiegarvi meglio che nei miei anni sui banchi di scuola. Buon divertimento. Continua a leggere

Share with your friends










Inviare
0 likes no responses
07/08/13 Nicaragua # , , ,

Aneddoti bussistici: un tetto, un incidente e un mucchio di gente

Aneddoti bussistici: un tetto, un incidente e un mucchio di gente

Mi ricordo di aver visto alla televisione e in internet autobus in India pienissimi di persone, o la gente chiusa come sardine nei vagoni della metropolitana giapponese. Non mi è mai capitato però di mettere in relazione queste immagini con l’America; averlo fatto mi avrebbe aiutato a prepararmi mentalmente. Prendere un bus in Nicaragua è un’esperienza nuova ogni volta. Come in molti altri paesi anche qui ci sono diversi tipi di bus: internazionali – di buon livello-, nazionali – abbastanza malconci e arrugginiti- e urbani – certi in buono stato, altri meno-. Senza dubbio, la vera essenza bussistica nicaraguense si trova negli ultimi due tipi e in questo post vi spiego il perché.

 ***

Un mucchio di gente

Per andare al Barrilete, la scuola dove lavoro, devo prendere due bus. Così, per sapere qual era la mia linea e dove dovevo scendere, la domenica prima di iniziare a lavorare sono andato a fare tutto il giro in compagnia di Marco, un vicino di casa nicaraguense. Parlando del più e del meno prendiamo un bus, ci sediamo e una volta arrivati alla fermata “di cambio” scendiamo e andiamo a cercare quello successivo. Tutto sotto controllo. Di ritorno a casa ero contentissimo di sapere come arrivare a scuola, inoltre ci mettevo solo poco più di venti minuti. Che ingenuo! Che illuso! Quando sono arrivato alla fermata il lunedì mattina, mi sono ritrovato in un campo di battaglia, e senza le armi giuste per difendermi. Nonostante il flusso continuo di bus, arrivavano tutti pienissimi e ripartivano ancora più pieni con gli autisti che si fermavano ogni dieci metri per far salire ancora più gente. Dopo un momento d’incredulità e aspettando disperatamente una linea un po’ meno affollata, ho respirato profondamente e sono saltato su un bus senza pensarci più. Una volta dentro ti rendi conto di avere tre possibilità: sederti (praticamente impossibile a qualsiasi ora), stare in piedi e afferrarti alla sbarra sopra i posti seduti (molto difficile) o entrare nel corridoio. Se entri nel corridoio, puoi uscire mesi dopo con la barba lunga e quasi cieco per la poca luce. Io lotto tutti i giorni per un posticino in piedi attaccato alla sbarra proprio accanto all’autista perché scendo dopo poche fermate. Ma quel maledetto lunedì mi sono lasciato spingere nel corridoio e sono riuscito a scendere miracolosamente solo alcune fermate dopo la mia, con conseguente camminata sotto la stecca del sole; logicamente sono arrivato tardi al lavoro!

Morale: si entri nel corridoio portati da mangiare, acqua e una pila elettrica.

 ***

Un incidente

Che sia chiaro, gli autisti di bus sono degli scavezzacollo. Non è poi così strano che si mettano uno accanto all’altro, occupando tutte le corsie, per parlare attraverso il finestrino o che improvvisino piccole gare. La prima volta non volevo crederci, poi uno si abitua. Il numero esageratissimo di persone sul bus e lo stile naïf degli autisti mi hanno fatto pensare spesso che se dovessimo fare un incidente non succederebbe nulla perche saremmo così schiacciati l’uno con l’altro che non ci renderemmo nemmeno conto.

Così, un giorno che sembrava che stessimo giocando a un enorme twister verticale – con mani, gambe, teste che s’incrociavano e saltavano fuori da tutte le parti senza che riuscissi bene a capire a chi appartenessero-, ho avuto la pessima idea di condividere con la mia compagna di viaggio quel pensiero di cui parlavo un attimo fa: “Guarda, c’è così tanta gente che se andiamo a sbattere non ci facciamo niente”. Poi, la fiumana mi ha allontanato da lei. Un attimo dopo sento un rumore di metalli che cozzano tra loro. La profezia si era avverata: avevamo tamponato un altro bus e come immaginavo, non c’eravamo quasi resi conto. La mia amica, quando siamo scesi, non ci ha messo molto a darmi dell’uccellaccio del malaugurio.

Morale: Incluso l’overbooking di un bus ha il suo lato positivo; a volte.

 ***

Un tetto

Poco tempo fa, ho passato il weekend a Estelí con due amici. In tre soli giorni l’autobus ci ha regalato tutta una serie di momenti “speciali” e indimenticabili. Dopo l’incidente di cui ho appena raccontato e quasi quattro ore schiacciati nel bus in direzione Estelí, la nostra fortuna non era ancora finita. Un giorno abbiamo affittato delle bici in ostello per andare a vedere il Salto Estanzuela – una cascata bellissima-, ma alla terza caduta di catena siamo scesi e abbiamo deciso di spingerle. Questo è solo un altro esempio della nostra relazione con i mezzi di trasporto. Ma torniamo ai bus. La domenica l’abbiamo passata in una riserva naturale in montagna. Anche lì, lontani dal centro urbano, il bus era strapieno, tanto che il viaggio di ritorno ci toccò farcelo sul tetto, tra sacchi di pomodori, galline e un gruppo di adolescenti logorroici. Così, oltre al posto all’aria aperta bisogna aggiungere la comodità del portapacchi di ferro e lo stato della strada. Tra l’altro, è stato proprio su quel tetto dove ho scoperto la divertentissima attività dello “schiva rami”, un interessante sport rurale nicaraguense al quale ho deciso di partecipare con serietà e aplomb dopo la prima ramata che quasi mi stacca un’orecchia.

Morale: Non puoi mai sapere cosa ti aspetta in un bus…uhm, scusate, sopra il bus.

149459_10151313572254217_1067436969_n

***

Per il momento è tutto, ma qualcosa mi dice che questi sono solo i primi racconti legati al bus e che non passerà molto tempo prima di vivere altre nuove ed emozionanti avventure bussistiche che adesso non posso nemmeno immaginare.

Share with your friends










Inviare
0 likes no responses